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Quando finisce lo svezzamento?

La domanda “quando finisce lo svezzamento?” il più delle volte è pronunciata con tono leggermente stanco e sconfortato e suona più o meno così: “ma quando finisce questo benedetto svezzamento??”. Perché diciamolo tranquillamente, questa è una delle fasi più noiose che mamma e bambino si trovano ad affrontare, fatta di schemi, pesate, cotture e preparazioni lente, tentativi, rifiuti, dubbi, sapori piatti e consistenze mollicce. Sinceramente, alzi la mano chi è stata mai invogliata una sola volta ad assaggiare una delle prime pappe del proprio figlio! Però, lo svezzamento c’è e da brave mammine dobbiamo affrontarlo a testa alta e con la massima serenità, magari attuando qualche piccolo trucco e mostrandoci un pochino più morbide negli ultimi mesi, verso l’anno di età, quando il piccolo si dimostra curiosa verso i nuovi cibi e i rischi di allergie sono per lo più scongiurati. Ufficialmente lo svezzamento finisce al compimento dei 12 mesi, quando anche gli ultimi alimenti previsti dalla tabella sono stati introdotti e il bambino li ha conosciuti e apprezzati (oppure no). Da questo punto in poi il bambino può mangiare di tutto ed è pronto per condividere la tavola con i genitori proprio come un bimbo grande: va da sé che serviranno alcune regole generali e che la mamma dovrà comunque avere chiara la strada da seguire. Infatti, il periodo prescolare è molto importante per gettare le basi di una sana e corretta alimentazione ma spesso la mamma si trova confusa e in difficoltà. Il bambino ora può mangiare di tutto, ma in quali quantità? Tutti i metodi di cottura vanno bene e sono sani? Quanti dolci e zuccheri? E grassi e proteine? E il sale?? A queste domande si aggiungono anche le difficoltà legate alla normale crescita del bambino: tra le prime e più evidenti c’è quella di farlo restare seduto a tavola e di fargli mangiare tutto quello che c’è nel piatto. Dopo pochi bocconi non ne vuole più sapere, ma non perché non sia buona o non abbia più fame, semplicemente è più interessato a scoprire il mondo e ciò che gli sta intorno rispetto al cibo che ha nel piatto. È una fase normale che non ti deve allarmare, se non mangia a pranzo mangerà di più a cena.  Se rifiuta un cibo o non finisce ciò che gli hai preparato non rincorrerlo per casa con il cucchiaio e non promettergli premi o ricompense in cambio di un ultimo boccone. Il meccanismo che si innesca non è sano e diventerà una schiavitù per entrambi. Un’altra cosa da tenere in considerazione è la neofobia, ossia una fase tra i 12 e i 18 mesi in cui i bambini rifiutano categoricamente gli alimenti che non conoscono. Anche in questo caso, no panic: prova a riproporre lo stesso cibo dopo qualche giorno e vedrai che andrà meglio. A meno che non si tratti di broccoli, in quel caso puoi riprovare verso i 16 anni. Ricorda però che per costruire il gusto del bambino ci vogliono parecchi assaggi e molto tempo. Il segreto per impostare una sana e corretta alimentazione, educando così il bambino a mangiare e non a ingozzarsi o a rifiutare il cibo, è variare il più possibile gli alimenti, proporre piatti sempre diversi e colorati, utilizzare sapori conosciuti e apprezzati per aiutare il bambino a scoprire altri nuovi cibi. Non bisogna mai eccedere nelle quantità, piuttosto offriamo porzioni piccole che è in grado di finire e concediamo il bis: un piatto pieno spaventa e dopo pochi bocconi non ne vorrà più sapere. Ultima cosa, non dimenticare la pazienza: quella mettila in tavola ad ogni pasto!   fonte: www.quarantasettimane.com
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